IL CULTO

    Alla base dei riti etruschi vi era l’idea fondamentale che il destino degli uomini fosse completamente deciso dagli dèi. Ogni fenomeno naturale, come il fulmine o il volo degli uccelli, era espressione della volontà divina, e conteneva un messaggio da interpretare per uniformarsi al volere degli dei. Spinti da questa concezione gli Etruschi realizzarono un complesso sistema di codifica della ritualità che seguivano con un’attenzione oltremodo scrupolosa, tanto da divenire famosi presso gli altri popoli antichi per la loro religiosità e superstizione. Dall’VIII sec. a.C., con l’intensificarsi dei contatti con la cultura greca, inizia un processo di fusione con le divinità dell’Olimpo greco. Tuttavia questo processo non attenuò la specificità del sentimento religioso degli Etruschi ed il senso di completo annullamento dell’uomo di fronte al volere divino.
    Depositaria della dottrina e tramite tra uomini e dèi era la casta sacerdotale, che rivestiva un ruolo di grande importanza nella guida civile e religiosa delle comunità etrusche.
    I sacerdoti indossavano un abbigliamento particolare, tra cui un alto cappello semiconico, e portavano un bastone con una estremità ricurva. Erano divisi in collegi
    e partecipavano a tutte le attività pubbliche, che assumevano un forte significato sacro. Le scritture erano composte da libri contenenti un complesso sistema codificato di
    regole rituali. I principali riguardavano l’interpretazione delle viscere degli animali, condotta dagli Arùspici, l’interpretazione dei fulmini, condotta dagli Aùguri, e le norme di comportamento da seguire nella vita quotidiana.

    Il tempio etrusco, per la cui costruzione erano stabilite precise regole, era caratterizzato da una pianta quasi quadrata. La metà anteriore era costituita da un portico colonnato,
    la metà posteriore era occupata da tre celle, ospitanti le statue di tre divinità, oppure da una cella singola fiancheggiata da due ali aperte. A parte, per il basamento e per le
    fondamenta, venivano utilizzati materiali leggeri e deperibili: mattoni crudi per i muri, e legno per la struttura. Il tetto era a doppio spiovente, molto ampio e basso, di notevole sporgenza laterale, mentre sulla facciata dominava un frontone triangolare aperto o chiuso. Il tetto era completato da un complesso sistema di elementi decorativi e di protezione in terracotta dipinta a colori vivaci, a rilievo e a tutto tondo.

    Nei tempi più antichi gli Etruschi credevano ad una qualche forma di sopravvivenza terrena del defunto. Da ciò nasceva l’esigenza, come forma rispettosa d’omaggio, di garantirne la sepoltura e di dotarla di richiami al mondo dei viventi.
    La tomba era quindi realizzata in modo da sembrare la casa del defunto adatta alla vita ultraterrena: al suo interno vi erano deposti oggetti di vita quotidiana come vasellame, giochi e cibi, ma anche beni preziosi come gioielli ed armi. A volte, sulle pareti del sepolcro, erano dipinte scene dal forte significato vitale, come banchetti, giochi atletici, danze. Dal V sec. a.C. anche la concezione del mondo dei defunti
    risentì in modo più marcato dell’influenza della civiltà greca. Si veniva così a configurare
    un mondo dei morti localizzato in un mondo sotterraneo, nel quale le anime vi accedevano, abitato da divinità infernali e dagli spiriti degli antichi eroi.


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