LE ABITAZIONI

    I materiali con cui erano costruite le case del ceto popolare non differivano molto da quelli utilizzati per le dimore delle classi gentilizie: uno zoccolo in pietra su cui venivano alzati muri in argilla o mattoni crudi, sorretti da intelaiature in legno.
    Si trattava di materiali altamente deperibili e per questo non si trova traccia di abitazioni complete ai giorni nostri se non nelle riproduzioni tombali. Le case erano affiancate e raggruppate in isolati, gli ambienti erano piccoli e con uno scarso sviluppo in altezza. Secondo i precetti religiosi le strade dovevano incrociarsi ad angolo retto. Spesso le città venivano edificate su alture. Quando ciò non era possibile gli abitati si formavano adeguandosi alle caratteristiche del luogo, dando vita ad un tortuoso dipanarsi di stretti vicoli.

    La casa signorile etrusca può considerarsi l’antenata della domus romana. Aveva un ingresso che la isolava dalla strada e sul quale si aprivano tre porte: due laterali che davano su stanze probabilmente adibite alla servitù, la terza sul fondo che dava accesso alla casa vera e propria. La prima stanza interna era la sala del banchetto, sul fondo si aprivano le varie stanze della casa. Sfruttando sempre la friabilità del tufo nelle tombe venivano scolpiti tutti i particolari architettonici della casa: nel soffitto, oltre la trave principale, venivano riprodotte le travi laterali e gli intrecci della copertura di canne del tetto. Intorno alle porte venivano messi in rilievo gli elementi dell’architrave e sulla parete interna del vestibolo a volte si trovavano delle finestrelle.


    Segni Etruschi
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