LA CIVILTA' ETRUSCA

    Da dove provenissero gli Etruschi è stato oggetto di discussione che trova il suo fulcro in tre ipotesi:

    - la prima riconosce negli Etruschi i Tirreni migrati in Italia per via marittima dall’Oriente (secondo lo storico greco Erodoto, gli Etruschi, popolo dalla cultura più evoluta rispetto
    alle altre etnie italiche, proverrebbero dall’Asia Minore, salpati dal porto di Smirne a seguito di una carestia).
    Recenti studi condotti da ricercatori dell’Università di Pavia, che hanno comparato il DNA di diversi toscani con quello di altre popolazioni, confermerebbero tale versione;

    - la seconda, riportata dallo storico Dionigi di Alicarnasso, li considererebbe un popolo di origine autoctona. Si ravvisano in essi i discendenti dei proto-italiani, delle genti,
    cioè, che abitavano la penisola prima ancora dell’invasione indoeuropea che avrebbe dato luogo alla formazione di diverse popolazioni;

    - la terza (dal racconto di Livio) suppone che siano arrivati in Italia dalle Alpi.

    I continui progressi della ricerca archeologica hanno portato gli studiosi a poter concludere che tra le tesi dell’origine orientale e dell’origine autoctona degli Etruschi non c’è un vero e proprio contrasto. Se ne deduce che, se elementi orientali sono giunti sulle coste tirreniche, non hanno modificato in modo sensibile e profondo gli insediamenti della civiltà delle popolazioni preesistenti. Infatti, le basi della civiltà
    villanoviana trovano in quella etrusca uno sviluppo di certe sue caratteristiche essenziali.

    La forma dello stato era oligarchica, con organi collegiali di governo, di cui il più alto magistrato, il Lucumone, veniva eletto per un periodo prefissato tra le famiglie più
    nobili. In alcune città perdurava invece il sistema monarchico, che era il più diffuso in età arcaica. Il Lucumone riassumeva in sé il ruolo di capo civile, militare e religioso. Simbolo della sua autorità era un fascio di verghe in cui era inserita una scure. Altri simboli del potere erano la corona d’oro, lo scettro, il mantello di porpora e il trono d’avorio.
    Poco sappiamo sulle suddivisioni sociali del mondo etrusco:
    possiamo distinguere una classe di proprietari, divisa tra ceto gentilizio e ceto mercantile, ed una di servi, divisa tra uomini liberi e schiavi. La classe servile non aveva possibilità di intervenire direttamente nella guida dello stato e beneficiava
    in modo marginale della ricchezza dei ceti abbienti. Questa netta separazione costituiva nei momenti di crisi un fattore di debolezza, minando le basi di quella coesione sociale necessaria per resistere ai pericoli esterni.


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